L’eterno malenkiy maljcik

Dopo la lettera su Italians ho ricevuto moltissime email. Questa mi sembra interessante, e a tratti commovente:

Negli anni cinquanta vivevo in un quartiere chiamato marina roscia e andavo alla scuola d’infanzia numero cinque al botaniciski piriulok.

D’estate nella colonia di vacanza a direvnia kostina correvo dietro alle iasciritze e liguski e raccoglievamo bacche selvatiche delle famose canzoni e i gribii per la conserva nei boschi di betulle attorno a dmitrov, e la casa di legno della mia babuska lena e gospodi sa come ho potuto apprezzare le donne russe di qualsiasi età da bambine fino a nonne.
Del resto molte di loro hanno salvato dalla morte i soldati italiani nella ritirata nel caucaso, volga, ucraina (grande errore dell’italia fascista aver fatto la campagna di russia) e molti scampati ai gulag sono rimasti sulla terra russa e si sono integrati, grazie anche alle eroiche donne russe.

Comunque ancora oggi sul desktop del mio pc c’è sniegorucka, e il periodo di natale e capodanno sono popolati da fatzine, diedd maröss e baba ijga e di gospodi pa molimsia.

Ma dopo harbin (comunità ortodossa russa bianca del nord est della cina sulla linea ferroviaria del transiberiano) una bellissima chiesa ortodossa russa fin dal 1918 e anche prima, passando da blagovoschensk sono rimasto come il lupo pugacioff dei fumetti italiani, solo nella foresta.

Rimangono i ricordi e quello che ci accomuna.

Il freddo,la neve,il ghiaccio (l’italia è il paese più montagnoso d’europa con tutta la catena delle alpi, appennini, madonie, gennargentu, vulcani e la sila in calabria)

Ed il freddo specie nel nord della lombardia, piemonte, val d’aosta e triveneto è intenso.

Poi la musica, la nostalgia, la malinconia e il sorriso

I magistri comacini che hanno costruito parte dei più bei palazzi di san pietroburgo.

Il latino (in russo la base sono sempre nominativo genitivo accusativo e ablativo)

La dolcezza

E sono rimasto l’eterno malenkiy maljcik

E quando da ragazzo di quindici anni in amicizia tutti insieme gridavamo dievötcki idiom kupazza, idiom vo dvor, e ci mettavamo a cantare le belle romanze che trovo ancora oggi sul sito di marina (www.amoit.ru).

E turgheniev che fa vedere a gesti ai suoi compagni di caccia ,con le mani, illustrando le dimensioni esagerate della preda

Zvitocki in un foglio di giornale dietro la porta.
Salonai aguriez e blinnii con uova di salmone (quello nero impossibile da trovare) le note del piano di Natalia Ivanovna con straccio annodato in testa e tanta allegria

Lubili… Gagara….

Mi inchino davanti alle donne russe e anche a tutti i popoli russi ai loro grandi matematici,scrittori,poeti.
E scienziati e tutta la gente umile che ha tanto sofferto ma che sa come voltar pagina e guardare al futuro.

Spasibo bolscioy, vsio xaruscevo i priadna poznakomitza.
Anche se non capite non fa niente, è tutto quanto mi viene in mente per dire snovam godam

Zavtra skora budit sonze…
Non vedo il nostro unico figlio da quindici anni ma se incontrate un uomo con un medaglione con queste stesse parole nel mezzo della carta geografica dell’ex urss e verso l’italia non può essere che il nostro alexéï-maxim.